Go to Database Directory || Go to CISG Table of Contents || Go to Case Search Form || Go to Bibliography

CISG CASE PRESENTATION

Italy 10 January 2006 District Court Padova (Merry-go-rounds case) [translation available]
[Cite as: http://cisgw3.law.pace.edu/cases/060110i3.html]

Primary source(s) of information for case presentation: Franco Ferrari

Case Table of Contents


Case identification

DATE OF DECISION: 20060110 (10 January 2006)

JURISDICTION: Italy

TRIBUNAL: Tribunale [District Court] di Padova

JUDGE(S): Alessandro Rizzieri

CASE NUMBER/DOCKET NUMBER: Unavailable

CASE NAME: Pessa Luciano v. W.H.S. Saddlers International

CASE HISTORY: Unavailable

SELLER'S COUNTRY: Italy (plaintiff)

BUYER'S COUNTRY: United Kingdom (defendant)

GOODS INVOLVED: Merry-go-rounds


Case abstract

ITALY Tribunale Padova 10 January 2006

Case law on UNCITRAL texts (CLOUT) abstract no. 652

Produced with permission of UNCITRAL

Abstract prepared by Maria Chiara Malaguti, National Correspondent, and Paola Portacci

The dispute arouse out of a sale contract on approval of two merry-go-rounds manufactured and to be installed by an Italian manufacturer in the United Kingdom. As neither the price was paid nor the goods returned to the seller within the time fixed in the contract, the seller brought an action against the buyer before an Italian Court of First Instance. This latter declared not to have any jurisdiction according to art. 5.1(b) of EC Council Regulation No. 44/2001 on jurisdiction and recognition and the enforcement of judgments in civil and commercial matters [Regulation 44/2001 applies to actions, concerning "civil or commercial matter", brought after 1 March 2002].

According to the said art. 5(1), the place of performance of sales contracts is the place "where the goods were delivered or should have been delivered under the contract", providing this is in a Member State. However, since the Regulation does not provide a definition of "sales contract", the Court resorted to an autonomous definition and the Court made reference to the CISG, since the Convention defines the substantial meaning of "contract of sale". The Court considered the recourse to the Convention justified also in light of the international consensus on the CISG and of its particular character. As a matter of fact, the CISG, though a stand-alone instrument, is also a model for other legal texts (e.g. European Union Directive n. 99/44 on the sale and consumer goods and associated guarantees).

According to art. 3, 30 and 53 CISG, a sale contract is a contract whereby the seller is obliged to deliver the goods, transfer the property in the goods and possibly deliver the documents relating to the goods while the buyer is obliged to pay the price and to take delivery of the goods. Contracts where part of the obligations of the party who supplies the goods consists in the supply of labour or other services are also considered sales contracts unless the supply of labour or other services represent a preponderant part of the obligations (art. 3(2)CISG).

In the present case, the seller was also obliged to install the merry-go-rounds in the United Kingdom. However, the Court did not consider the obligation to supply labour preponderant over the obligation to manufacture/deliver the goods. In particular, the value of the merry-go-rounds was superior to the labour supply and in the agreement the installation was not described as an essential condition of the delivery.

Finally, with regard to the issue of jurisdiction, the Court referred to art. 31 CISG. However, the judges noted that, since the seller was bound to install the merry-go-round in the United Kingdom, none of the options set forth in the said art. 31 could apply. With reference to art. 5 Regulation 44/2001, the Court thus concluded that the United Kingdom was the place of performance of the obligation and declared the jurisdiction of the English courts.

Go to Case Table of Contents

Classification of issues present

APPLICATION OF CISG: No. The CISG and foreign case law are, however, referred to as a means of interpreting the concepts of "sale of goods" and "place of performance".

APPLICABLE CISG PROVISIONS AND ISSUES

Key CISG provisions at issue: Article 7 [Also cited: Articles 3(2) ; 30 ; 31(a) ; 53 ]

Classification of issues using UNCITRAL classification code numbers:

7B1 [Materials for interpretation: international case law]

Descriptors: Internationality

Go to Case Table of Contents

Editorial remarks

Go to Case Table of Contents

Citations to other abstracts, case texts and commentaries

CITATIONS TO OTHER ABSTRACTS OF DECISION

English: Unilex database <http://www.unilex.info/case.cfm?pid=1&do=case&id=1086&step=Abstract>

CITATIONS TO TEXT OF DECISION

Original language (Italian): Text presented below; see also Rivista di Diritto Internazionale Privato e Processuale (1/2006)

Translation (English): Text presented below

CITATIONS TO COMMENTS ON DECISION

Italian: Franco Ferrari, L'interpretazione autonoma del Regolamento CE 44/2001 e, in particolare, del concettosi "luogo di adempiemento" di cui all'art. 5, n. 1. lett. b, Giurisprudenza italiana (2006) 1016-1024; Francesca Ragno, Forum destinatae solutionis e Regolamento (CE) N. 44 del 2001: Alcuni spunti innovative dalla giurisprudenza di merito, Giurisprudenza di merito (206) 1413-1433

Go to Case Table of Contents

Case text

Tribunale di Padova, Sezione di Este

10 January 2006

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 9 agosto 2004, Pessa Luciano, esercente l'impresa individuale denominata Pessa Studio con sede in Montagnana (PD), conveniva in giudizio W.H.S. Saddlers International di Pradelles Lin con sede in Otterbourne, Hampshire (Inghilterra), affermando:

   -    che in data 23 maggio 2003 aveva concluso con la convenuta un contratto con cui era ad essa concesso di promuovere in via esclusiva la vendita dei prodotti dell'attore;
 
   -    che il 14 giugno 2003 la convenuta accettava due forniture di giostre del valore di Euro 12.791,65 e 10.469,68, pattuendo che le macchine sarebbero rimaste in visione per sei mesi, trascorsi i quali sarebbe stato pagato il relativo prezzo oppure restituite al venditore;
 
   -    che le giostre venivano consegnate e montate in data 23 giugno 2003 in due diverse località dell'Inghilterra;
 
   -    che l'attore aveva inoltre sostenuto le spese di trasporto;
 
   -    che trascorso il termine pattuito il prezzo dei beni non è stato pagato e la merce non è stata restituita;
 
   -    che l'inadempimento della convenuta era totale;
 
   -    che sussisteva la giurisdizione italiana, poiché il contratto era stato concluso in Italia ed il pagamento doveva essere effettuato al domicilio dell'attore.

Pessa Luciano chiedeva pertanto che W.H.S. Saddlers International di Pradelles Lin fosse condannata al pagamento della complessiva somma di Euro 26.452,72, oltre interessi legali dalla scadenza delle fatture al saldo.

La convenuta non si costituiva e all'udienza del 18 maggio 2005 ne veniva dichiarata la contumacia.

Con ordinanza del 25 ottobre 2005, il giudice non ammetteva le prove indicate dall'attore e fissava udienza di precisazione delle conclusioni.

All'udienza del 16 novembre 2005, erano precisate le conclusioni e la causa era trattenuta in decisione allo scadere del termine concesso per il deposito della comparsa conclusionale.

MOTIVAZIONE

Si osserva preliminarmente che il contratto datato 23 maggio 2003 non è stato sottoscritto dalla convenuta. E' vero tuttavia che con lettera 5 febbraio 2004 W.H.S. Saddlers International chiedeva di "rinnovare il contratto di vendita dei prodotti di Pessa Studio ... sino al 31.12.2009" (v. doc. n. 2 del fasc. dell'attore). Si può perciò ritenere che il contratto fosse stato effettivamente concluso, almeno in forma orale. Rimane però il dubbio circa il luogo in cui sarebbe avvenuta la perfezione del negozio, giacché l'indicazione "Montagnana-Montanaro" presente in calce al documento non può essere presa in considerazione, in ragione della mancanza di contestuale sottoscrizione del testo contrattuale. E' possibile che l'accordo sia stato raggiunto telefonicamente oppure che la convenuta, ricevuto il contratto sottoscritto dall'attore presso la propria sede legale, l'abbia accettato dandone comunicazione orale al proponente. Si spiegherebbe così il fatto che l'attore non è in possesso di esemplare firmato da W.H.S. Saddlers International.

A prescindere da ciò, si rileva che l'accordo attribuiva alla parte convenuta la facoltà di promuovere, in condizioni di esclusiva, la vendita dei prodotti di Pessa Studio in Gran Bretagna "rendendosi acquirente diretto o acquistandoli per conto del cliente finale"; l'attore si obbliga fra l'altro a "fornire il materiale venduto e, se richiesto, montarlo nel luogo, entro il tempo e alle condizioni di volta in volta pattuite". Si trattava quindi di un contratto normativo, che avrebbe dovuto disciplinare successive forniture da eseguirsi in Gran Bretagna, ove la merce sarebbe stata consegnata ed eventualmente installata da Pessa Luciano.

Le due forniture del giugno 2003 sono state per l'appunto eseguite in Inghilterra, come attestano i documenti di trasporto allegati dall'attore. Si tratta di due compravendite di giostre, contenenti un clausola di gradimento, che consentiva al compratore di restituire la merce entro sei mesi dal ricevimento: in mancanza di restituzione, il prezzo doveva essere pagato, a prescindere dal fatto che W.H.S. Saddlers International avesse o no rivenduto le giostre.

Anche le modalità di conclusione di queste compravendite internazionali risultano incerte. La venditrice ha trasmesso la sua proposta per iscritto alla convenuta, inviandola presso la sua sede legale. Non è però dato sapere come W.H.S. Saddlers International abbia accettato l'offerta, non essendo stata prodotta alcuna documentazione in proposito.

E' comunque verosimile che l'accettazione sia intervenuta, considerato che le giostre sono state consegnate ed installate in due località inglesi (Tamporlay e Durley). Allo scadere del termine semestrale, l'attore ha richiesto il pagamento, senza ottenere risposta.

Questione pregiudiziale è stabilire se sussista la giurisdizione del giudice italiano. Per affrontare il problema, occorre dapprima individuare le norme di diritto internazionale processuale applicabili. Nella specie esse sono le norme poste dal Regolamento CE n. 44/2001 del Consiglio del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (regolamento cosiddetto Bruxelles 1, di seguito: Regolamento), che a partire dalla data di entrata in vigore - ossia dal 1 marzo 2002 - ha sostituito (fatta eccezione per le ipotesi in cui il foro adito sia un foro danese o in cui il convenuto abbia la propria sede d'affari in Danimarca, ma non anche per l'ipotesi in cui l'attore abbia la propria sede d'affari in Danimarca) la Convenzione di Bruxelles del 1968, relativa alla competenza giurisdizionale e alla esecuzione di decisioni in materia civile e commerciale.

Affinché il Regolamento - obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in Italia come negli altri Stati membri della Comunità Europea (nel limite già ricordato) in base al trattato che istituisce quest'ultima - possa trovare applicazione, debbono coesistere più requisiti, come chiarito anche dalla giurisprudenza straniera (v., ad esempio, OLG Düsseldorf, 30 gennaio 2004, pubblicata alla pagina web <http://www.cisg-online.ch/cisg/urteile/821.pdf>), alla quale occorre fare riferimento (senza che però ad essa possa attribuirsi valore di precedente), al fine di assicurare al Regolamento la piena efficacia, nonché un'applicazione uniforme in tutti gli Stati contraenti: esigenza già sottolineata dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee con riferimento alla Convenzione di Bruxelles richiamata in precedenza (per tutte, v. sentenza 1 ottobre 2002, causa 167/00, Verein für Konsumenteninformation, punto 35).

Da un punto di vista temporale, è sufficiente che l'azione sia proposta posteriormente all'entrata in vigore del Regolamento, come si evince facilmente dal suo art. 66, 1 comma: condizione di applicabilità (temporale) che nel caso di specie senz'altro sussiste.

Da un punto di vista materiale occorre che la controversia verta su una questione "civile e commerciale" (art. 1, 1 comma, del Regolamento). Quando questo accada non viene precisato dal Regolamento, come non era precisato neppure dalla Convenzione di Bruxelles. Ciò non deve però indurre ad "interpretare i termini di tale disposizione come un semplice rinvio al diritto interno dell'uno o dell'altro degli Stati in questione" (Corte di Giustizia, sentenza 14 novembre 2002, causa 271/00, Gemeente Steenbergen, punto 28); occorre piuttosto interpretare il concetto in modo "autonomo", come affermato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia in relazione alla Convenzione di Bruxelles (v. sentenza 15 maggio 2003, 266/01, Préservatrice foncière TIARD SA, punto 20; sentenza 14 novembre 2002, causa 271/00, Gemeente Steenbergen, punto 28; sentenza 21 aprile 1993, causa 172/91, Volker Sonntag, punto 18; sentenza 16 diecembre 1980, causa 814/79, Niederlande, punto 7; sentenza 22 febbraio 1979, C-133/78, Henri Gourdain, punto 3): giurisprudenza alla quale, sulla questione in esame, ci si può senz'altro richiamare, anche allo scopo di "garantire la continuità tra la Convenzione di Bruxelles e il presente Regolamento" (esigenza a cui fa riferimento il considerando 19).

Nel caso in esame, non può esservi dubbio che la disputa rientri tra la "materia civile e commerciale", avendo l'attore richiesto il pagamento di una somma di denaro che rappresenta il corrispettivo della fornitura di beni mobili da lui professionalmente prodotti. Pertanto, non trattandosi di una delle materie che l'art. 1, 2 comma, del Regolamento esclude dal suo ambito di applicazione, può dirsi che esso risulti applicabile anche dal punto di vista materiale.

Come prima di esso la Convenzione di Bruxelles, anche il Regolamento prevede come criterio fondamentale di competenza il domicilio del convenuto. Infatti, l'art. 2, 1 comma, del Regolamento (come già l'art. 2, 1 comma, della Convenzione di Bruxelles), afferma che "salve le disposizioni del presente Regolamento, le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti ai giudici di tale Stato membro". Nella specie, non sarebbe il giudice italiano, bensì quello inglese, in quanto alla luce dell'art. 60 del Regolamento - che rinvia a tre criteri alternativi di collegamento (sede statutaria, amministrazione centrale e centro di attività principale), utilizzabili per la determinazione della sede delle persone giuridiche - non si potrebbe asserire che il tribunale adito sia il foro generale del convenuto inglese (per un caso analogo, v. Trib. Rovereto, 28 agosto 2004, pubblicata alla pagina web <http://www.unilex.info/case.cfm?pid=1&do=case&id=982&step=FullText>).

Ne consegue che la competenza del Tribunale di Padova non potrebbe che fondarsi su uno dei criteri speciali di giurisdizione tassativamente previsti dal Regolamento: dato l'oggetto della controversia, il criterio che verrebbe in considerazione sarebbe quello previsto in "materia contrattuale" dall'art. 5, n. 1, del Regolamento.

La lite verte senz'altro in "materia contrattuale" (concetto anch'esso non meglio precisato dal Regolamento, che necessita di una definizione autonoma, "facendo riferimento al sistema e agli scopi [del Regolamento] al fine di garantirne l'applicazione uniforme in tutti gli Stati", non potendo essere "interpretato come un rinvio alla qualificazione fornita dal diritto nazionale al rapporto giuridico dedotto dinanzi al giudice nazionale": così Corte di Giustizia, sentenza 5 febbraio 2004, causa 265/02, Frahuil SA, punto 22). Infatti, conformemente alla giurisprudenza sviluppatasi sulla Convenzione di Bruxelles - che per la ragione di "continuità interpretativa" già ricordata può essere utilizzata per interpretare il Regolamento, quando si tratti di disposizioni che ricalcano le norme della Convenzione di Bruxelles (in questo senso, v. anche Trib. Rovereto, cit.) -, la nozione di "materia contrattuale" deve essere senz'altro intesa come ricomprendente le situazioni in cui esiste "un obbligo giuridico liberamente assunto da una parte nei confronti di un'altra" (Corte di Giustizia, sentenza 20 gennaio 2005, causa 27/02, Petra Engler, punto 51; sentenza 5 febbraio 2004, causa 265/02, Frahuil SA, punto 24; sentenza 17 giugno 1992, causa 26/91, Handte, punto 15): è il caso di specie, avendo W.H.S. Saddlers International liberamente assunto l'obbligazione di corrispondere il prezzo delle giostre ad essa consegnata, qualora non fossero state restituite al fornitore nel termine pattuito.

Si pone quindi la questione se sussista la giurisdizione del giudice italiano in virtù del criterio speciale previsto dall'art. 5, n. 1, del Regolamento.

In materia contrattuale, tanto il Regolamento quanto la Convenzione di Bruxelles consentono all'attore di citare il convenuto, domiciliato nel territorio di uno Stato membro, davanti al giudice di un altro Stato membro, se questo corrisponde con il "giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita". A differenza però di quanto previsto dalla Convenzione di Bruxelles - che imponeva dapprima l'individuazione analitica dell'obbligazione specificamente dedotta a fondamento della domanda (v., in merito, la giurisprudenza della Corte di Giustizia iniziata con la sentenza 6 ottobre 1976, causa 14/76, De Bloos, punto 9 ss.), e quindi la determinazione per mezzo del diritto internazionale privato dell'ordinamento nazionale applicabile, sulla base del quale poi determinare il locus solutionis di quell'obbligazione (v. la giurisprudenza della Corte di Giustizia a partire dalla sentenza 6 ottobre 1976, causa 12/76, Tessili, punto 13 ss.), almeno quando non era applicabile una convenzione di diritto materiale uniforme a mezzo della quale determinare il luogo di esecuzione dell'obbligazione posta a base della concreta domanda (v. Corte di Giustizia, sentenza 29 giugno 1994, Custom Made Commercial, punto 26 ss.) - il Regolamento non richiede, quantomeno per le tipologie contrattuali maggiormente diffuse a livello internazionale (ossia il contratto di compravendita di beni e quello di prestazione di servizi), che venga innanzitutto "localizzata" l'obbligazione controversa. Difatti, il legislatore comunitario, limitatamente alle ipotesi rientranti nell'ambito dell'art. 5 n. 1 lett. b), ha individuato ex auctoritate quale sia (con riguardo alle due tipologie contrattuali ricordate) il luogo di esecuzione dell'obbligazione dedotta in giudizio, cercando così di superare le critiche che la soluzione prevista dalla Convenzione di Bruxelles aveva suscitato.

Pur facendo salvo un diverso accordo delle parti, con una sorta di fictio legis il legislatore comunitario ha individuato, per quanto riguarda il contratto di compravendita di beni, il luogo di esecuzione dell'obbligazione dedotta in giudizio nel "luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto". E' una finzione giuridica perché il criterio vale per qualsiasi obbligazione facente capo al venditore e al compratore, si tratti dunque dell'obbligazione di pagamento del prezzo o dell'obbligazione di consegna dei beni.

Nel caso in esame, è dunque irrilevante che l'obbligazione dedotta in giudizio sia quella di pagamento del prezzo: ciò che conta, affinché si possa affermare la giurisdizione, è da un lato che l'obbligazione abbia fonte in un contratto di compravendita di beni, e dall'altro che il luogo di consegna dei beni non sia situato all'estero.

Al pari di altri concetti già menzionati, anche quello di "compravendita di beni" non è definito dal Regolamento. Anche con riferimento a questo non si potrà ricorrere a definizioni nazionali, non potendosi altrimenti garantire l'applicazione uniforme del Regolamento nei vari Paesi in cui è in vigore. Occorre, quindi, perseguire ancora una volta un'interpretazione "autonoma". A questo proposito può essere utile, malgrado una pronuncia contraria (v. Trib. Rovereto, cit.), fare ricorso alla Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di beni mobili, in Italia ratificata con l. 11 dicembre 1985, n. 765, ed entrata in vigore il 1 gennaio 1988, e ciò pur non essendo la Convenzione uno strumento di diritto internazionale processuale, come invece il Regolamento, bensì una Convenzione di "solo" diritto materiale (per questa qualifica v., recentemente, McDowell Valley Vineyards, Inc. v. Sabaté USA Inc. et al., U.S. District Court, Northern District of California, 2 novembre 2005, pubblicata alla pagina web <http://cisgw3.law.pace.edu/cases/051102u1.html#iii>; ma anche Corte di Cassazione, Sez. un., 20 aprile 2004, no. 7503, pubblicata alla pagina web <http://www.unilex.info/case.cfm?pid=1&do=case&id=975&step=FullText>; Tribunale di Padova, 25 febbraio 2004, in Giurisprudenza italiana, 2004, p. 1403 ss.; HG Zürich, 26 aprile 1995, pubblicata alla pagina web <http://www.unilex.info/case.cfm?pid=1&do=case&id=166&step=FullText>; Trib. Comm. Buxelles, 5 ottobre 1994, pubblicata in traduzione inglese alla pagina web <http://cisgw3.law.pace.edu/cisg/wais/db/cases2/941005b1.html>). L'attenzione rivolta alla Convenzione delle Nazioni Unite è giustificata, da un lato, dal fatto che il concetto da interpretare ("compravendita di beni") è sicuramente proprio del diritto materiale e, dall'altro, in considerazione del ruolo preminente assunto a livello internazionale dalla Convenzione e del suo carattere "espansivo", costituendo un corpo di regole sì autonomo, ma per nulla chiuso in se stesso: non a caso lo stesso legislatore comunitario ha inteso utilizzare la Convenzione quale modello per la Direttiva 99/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, 25 maggio 1999, concernente alcuni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo.

In base agli artt. 30 e 53 della Convenzione delle Nazioni Unite, può essere definito contratto di compravendita "il negozio in forza del quale il venditore è obbligato a consegnare i beni, trasferirne la proprietà ed eventualmente rilasciare tutti i documenti ad essi relativi, mentre il compratore è obbligato a pagare il prezzo ed a prendere in consegna i beni" (cfr. Trib. Padova, 11 gennaio 2005, in Rivista di diritto internazionale privato e processuale, 2005, p. 791; Trib. Padova, 25 febbraio 2004, in Giurisprudenza italiana, 2004, p. 1404). La circostanza che nella specie il contratto non preveda solo un dare ma anche un facere (essendo il venditore obbligato a montare le giostre) non esclude la possibilità di qualificarlo come compravendita ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite, in quanto quest'ultima "non si applica [soltanto] ai contratti nei quali la parte preponderante delle obbligazioni della parte che consegna i beni consiste nella consegna di mano d'opera o di altri servizi" (art. 3, 2 comma, della Convenzione delle Nazioni Unite). Nel caso in esame non sussistono elementi che permettano di sostenere che l'attività di montaggio delle giostre fosse preponderante rispetto a quella di produzione. Il valore dei beni appare superiore al costo della loro installazione. Inoltre, nel contratto "quadro" del maggio 2003 il montaggio non era previsto come modalità indefettibile della prestazione di consegna. Se ne deduce il carattere meramente accessorio di tale attività rispetto alle obbligazioni tipiche che discendono dalla compravendita.

L'applicabilità dell'art. 5, n. 1, lett. b) del Regolamento richiede altresì che il contratto di compravendita abbia ad oggetto "beni": termine che non trova definizione nel Regolamento, e neppure nella Convenzione delle Nazioni Unite. Dottrina e giurisprudenza hanno, tuttavia, avuto occasione di precisare che possono considerarsi tali soltanto le cose mobili e tangibili (così, ad esempio Trib. Padova, 25 febbraio 2004, cit.; Trib. Rimini, 26 novembre 2002, in Giurisprudenza italiana, 2003, p. 903). E' superfluo dire che le giostre rientrano nella suddetta definizione, anche quando la loro installazione richieda lo stabile ancoraggio al terreno.

In base a quanto sopra detto, non può negarsi che i contratti conclusi da Pessa Luciano con W.H.S. Saddlers International sono di compravendita di beni.

Rimane da chiarire quale fosse il luogo di consegna dei beni. Malgrado l'intento del legislatore comunitario di semplificare il problema (rispetto a come si poneva sotto la vigenza della Convenzione di Bruxelles), non risulta possibile, anche a causa del limitato ambito di applicazione territoriale dell'art. 5 n. 1 lett. b), individuare un unico criterio, che soccorra l'interprete in ogni occasione.

La finzione giuridica, secondo cui il luogo di esecuzione della prestazione coinciderebbe sempre con quello in cui i beni devono essere consegnati, opera unicamente nel caso in cui il luogo di consegna sia "situato in uno Stato membro" (diverso dalla Danimarca). Diversamente, la competenza non potrà affatto valutarsi ricorrendo all'art. 5 n. 1 lett. b): ai sensi delle lett. c) e a) dello stesso articolo dovrà invece farsi ricorso a quel procedimento che a partire dalle ricordate sentenze De Bloos e Tessili della Corte di Giustizia si era imposto sotto la vigenza della Convenzione di Bruxelles (individuazione sia dell'obbligazione specificamente dedotta a fondamento della domanda, sia del diritto nazionale applicabile [in base al diritto internazionale privato], per mezzo del quale poi determinare il locus solutionis dell'obbligazione).

La verifica della competenza giurisdizionale viene complicata soprattutto dal fatto che il Regolamento non definisce il "luogo di consegna". E' pertanto necessario stabilire se il Regolamento, quando pone la regola della competenza contrattuale legata al luogo di consegna della merce, intenda introdurre un concetto autonomo di consegna, conforme al significato letterale della parola, ovvero indichi un concetto giuridico suscettibile di diversa interpretazione secondo le leggi nazionali ovvero secondo la Convenzione di diritto materiale uniforme di Vienna (v. per questa problematica anche la sentenza del Trib. Rovereto, cit.).

Ritiene il Tribunale che la soluzione varii a seconda che la consegna sia o no effettivamente avvenuta. In caso affermativo, sarà il luogo dell'effettiva consegna (nel senso di località in cui il compratore accetta la consegna dei beni, liberando il venditore dalla relativa obbligazione) a rappresentare il "luogo di consegna", ai sensi dell'art. 5, n. 1, lett. b): si tratta di regola del luogo previsto in contratto. Tuttavia, il luogo dell'effettiva consegna costituisce "luogo di consegna", ai sensi della citata norma, anche nel caso in cui l'accordo della parti prevedesse una località diversa, ma il compratore ha accettato di ricevere i beni altrove: in questa ipotesi, con l'accettazione dei beni nel diverso luogo, le parti raggiungono un nuovo accordo circa il "luogo di consegna".

Anche con riferimento al contratto di compravendita di beni da "piazza a piazza" rileva, per stabilire se il giudice abbia giurisdizione, il luogo dell'effettiva consegna. In questa ipotesi ci si deve però domandare se il luogo della consegna sia da considerarsi sempre quello della destinazione finale dei beni (ammesso che i beni giungano effettivamente a destinazione), come suggerito da parte della dottrina e della giurisprudenza (v. Trib. Brescia, 28 dicembre 2004, in Int'l Lis, 2005, p. 132), oppure quello in cui i beni sono stati consegnati al primo trasportatore, come previsto ad esempio dal codice civile all'art. 1510, 2 comma. Nel caso in cui le parti abbiano previsto contrattualmente quale tra questi due luoghi debba essere preso in considerazione, rileverà ovviamente il luogo individuato contrattualmente. In mancanza di accordo delle parti, la soluzione non deve essere rinvenuta nel diritto nazionale applicabile: al quesito occorre piuttosto dare una risposta "autonoma", svincolata dal diritto nazionale. La risposta non può però evincersi dal Regolamento, che non offre suggerimenti in proposito. E' invece necessario ricorrere alla disciplina prevista dalla Convenzione delle Nazioni Unite, in quanto rappresenta un insieme di norme che - come già osservato - è stato utilizzato dallo stesso legislatore comunitario come modello normativo, attesa la larga condivisione a livello internazionale e la capacità di suggerire soluzioni interpretative autonome ed uniformi. In base alla Convenzione, in particolare al suo art. 31, "se il venditore non è obbligato a consegnare i beni in un altro luogo determinato", il venditore adempie il proprio obbligo di consegna "(a) se il contratto di vendita implica il trasporto dei beni, nel rimettere i beni al primo vettore per la trasmissione al compratore". Giova poi ricordare che questa soluzione trova conferma nelle disposizione di altri due strumenti altrettanto "autonomi" (a differenza, però, della Convenzione delle Nazioni non vincolanti), ossia i Principi Unidroit dei contratti commerciali internazionali (v. l'art. 6.1.6., 1 comma, lett. b)) ed i Principi europei dei contratti (art. 7:101, 1 comma, lett. b)).

Nel caso in cui, invece, la consegna dei beni non sia stata effettuata o la messa a disposizione dei beni sia avvenuta in luogo diverso da quello contrattualmente stabilito ed il compratore non abbia accettato i beni, occorre fare riferimento unicamente al luogo contrattualmente stabilito dalle parti (per mezzo, ad esempio, dell'inserimento di una clausola Incoterm).

In mancanza sia di una consegna effettiva, sia di un luogo di consegna contrattualmente stabilito, cioè quando "non è applicabile la lettera b)", si deve in virtù della lett. c) dell'art. 5, n. 1, del Regolamento ricorrere al metodo utilizzato sotto la vigenza della Convenzione di Bruxelles per l'individuazione del luogo "in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita": si dovranno, in altre parole, utilizzare i principi fissati sia dalla sentenza Tessili, che dalla sentenza De Bloos.

Tornando alla controversia tra Pessa Luciano e W.H.S. Saddlers International, si può affermare che il "luogo di consegna" rilevante ex art. 5 n. 1 lett. b) era situato in Inghilterra, e non in Italia. Infatti, la consegna è effettivamente avvenuta in Inghilterra, in conformità con quanto contrattualmente previsto. Ciò si evince altresì dalla circostanza che il venditore si era impegnato a procedere al montaggio delle giostre, facendo sì che la consegna dovesse ritenersi effettuata solo con il compimento di tale attività. In altre parole, il venditore non si liberava della propria obbligazione rimettendo i beni al trasportatore, bensì montando le giostre in Inghilterra nelle località indicate dal compratore, ove dovevano pervenire a cura dell'attore. Pertanto, il "luogo di consegna", nel caso di specie, non può dirsi ubicato in Italia.

Va quindi dichiarata l'incompetenza giurisdizionale del giudice italiano a conoscere la controversia, a favore della giurisdizione del giudice inglese.

Nulla per le spese, attesa la contumacia della convenuta.

P.Q.M.

Il Tribunale di Padova, sezione di Este, in composizione monocratica, definitivamente decidendo nella causa n. 40346 R.G. del 2004, promossa con atto di citazione notificato il 9 agosto 2004 da Pessa Luciano, esercente l'impresa individuale denominata Pessa Studio con sede in Montagnana (PD) (attore) nei confronti di W.H.S. Saddlers International di Pradelles Lin con sede in Otterbourne, Hampshire (Inghilterra) (convenuta), ogni diversa e contraria istanza, domanda ed eccezione disattesa, così ha deciso:

1) dichiara il difetto di giurisdizione del giudice italiano;
2) nulla per le spese.

Este, 10 gennaio 2006

Il giudice
(dott. Alessandro Rizzieri)

Go to Case Table of Contents

Case text (English translation) [second draft]

Queen Mary Case Translation Programme

Tribunale di Padova, Sezione di Este, 10 January 2006

Translation by Francesco G. Mazzotta [*]

[FACTS OF THE CASE]

On 9 August 2004, Plaintiff Pessa Luciano, d/b/a Pessa Studio, [herein "Seller"], located in Montagnana (Padova), Italy, brought this suit against Defendant W.H.S. Saddlers International [herein "Buyer"], located in Otterbourne, Hampshire, United Kingdom, alleging that:

Plaintiff Seller sought damages in the amount of Euro 26,452.72, plus interest from the due date set forth in the invoices up to the date of actual payment.

Defendant Buyer would not enter an appearance and this Court entered a default judgment on 18 May 2005.

On 25 October 2005, the Court denied Seller's request for admission of evidence and ordered Seller to submit its conclusions and requests to the Court.

On 16 November 2005, after argument on Plaintiff Seller's conclusions and requests, the Court took the matter under advisement.

CONCLUSIONS OF LAW

This Court first notes that the contract dated 23 May 2003, has not been executed by the Buyer. However, in a letter dated 5 February 5, 2004, the Buyer asked the Seller to "renew the contract for distribution and purchase of the goods manufactured by Seller until 31 December 2009" (Pl.'s Exhibit 2). It can be inferred, therefore, that a contract had been entered between the parties, at least orally. There could be an issue as to the where the contract was concluded as the Buyer did not execute the contract. For this reason, the reference included in the contract that the place of execution was "Montagnana-Montanaro" would be discounted. It is likely that the parties reached the agreement over the telephone or that the Buyer, upon receiving at its place of business the document memorializing the terms of the agreement executed by the Seller, orally communicated to the Seller its acceptance of the contract. That could explain why Seller does not have the copy executed by the Buyer.

Pursuant to the contract, Buyer would be the exclusive distributor of Seller's goods in the United Kingdom by either purchasing the goods for his own business or on behalf of his customers. Seller, on the other hand, was under contractual obligation to provide Buyer with the goods it would order and, if so requested, install the same, at the location, time and conditions to be agreed upon. It was, thus, a master contract intended to regulate future sales to be performed in the United Kingdom, where the goods were to be delivered and, if so requested, also installed.

Both deliveries of June 2003 took place in the United Kingdom, as evidenced by the shipping documents submitted by the Seller. The contract is for the sale and purchase of two amusement rides, which includes a clause allowing the Buyer to return the goods any time within six months of the sale. It also provides that if the goods were not returned during that period, Buyer had to pay the agreed price, regardless of whether the Buyer had been able to sell the goods.

It is not clear also how the parties reached their agreement. [Seller] forwarded his written offer to the Buyer's main office. It is not clear, however, how [Buyer] accepted the offer, as no supporting documentation has been presented.

It is likely the Buyer] accepted the offer, however, considering that the goods had been delivered and installed in the United Kingdom (Tamporlay and Durley). Upon lapse of the six-month period, Seller asked Buyer for payment of the goods. Seller received no answer to his request.

It must be first established whether this Court has jurisdiction to hear this case. To this end, this Court must establish which procedural rules apply to this matter. In the instant case, Council Regulation (EC) 44 of 2001 of 22 December 2000, on Jurisdiction and Recognition of Judgments in Civil and Commercial Matters (hereinafter "Regulation") which replaced, as of 1 March 2002, the Brussels Convention of 1968 on Jurisdiction and Enforcement of Judgments in Civil and Commercial Matters [Brussels Convention] (except when the matter is brought before a Danish court or the defendant's place of business is located in Denmark) applies. The Regulation, which is legally binding and directly applicable in Italy, as well as in all Member States pursuant to EC Treaty, applies only if several requirements have been met, as also reiterated by foreign case law (see, e.g., OLG Düsseldorf, 30 January 2004, available at <http://www.cisg-online.ch/cisg/urteile/821.pdf>). Foreign case law must be considered, although not binding, in order to ensure the Regulation's full effect and uniform application throughout the Member States, as the European Court of Justice [ECJ] has indicated in connection with the Brussels Convention (see, e.g., decision of 1 October 2002, case number 167/2000, Verein für Konsumenteninformation, paragraph 35).

As to the first requirement, from a temporal standpoint, it would suffice bringing the suit after the Regulation entered into force, as set forth in Article 66, paragraph 1, which is clearly met in the instant case.

As to the other requirements, the action must deal with a civil or a commercial matter (Article 1, paragraph 1, of the Regulation). The Regulation, similar to the Brussels Convention, does not define the "civil" or "commercial" terms. However, "the terms of that provision should not be interpreted as a mere reference to the internal law of one or [the] other of the States concerned." (ECJ, 4 November 2001, case number 271/2000, Gemeente Steenbergen, paragraph 28); instead, the concept must be construed "autonomously," as held by the ECJ in connection with the Brussels Convention (see decision of 15 May 2003, case number 266/2001, Préservatrice foncière TIARD SA, paragraph 20; decision of Nov. 14, 2002, case number 271/2000, Gemeente Steenbergen, paragraph 28; decision of 21 April 1993, case number 172/1991, Volker Sonntag, paragraph 18; decision of 16 December 1980, case number 814/1979, Niederlande, paragraph 7; decision of February 1979, case number C-133-1978, Henri Gourdain, paragraph 3). It is permissible to reference such case law on this issue, for purposes of ensuring "continuity between the Brussels Convention and this Regulation" (as indicated in Recital number 19 of the Regulation).

Herein, there are no doubts that the dispute is a "civil and commercial" matter for the Plaintiff Seller having sought payment of the sum of money for the goods manufactured and supplied. Therefore, since this matter does not fall within the realm of the matters excluded from the scope of application of the Regulation, it is clearly governed by the Regulation.

Under the Regulation, similarly to the Brussels Convention, the general criterion for finding a court's jurisdiction is the defendant's domicile. Pursuant to Article 2, paragraph 1, of the Regulation, "subject to this Regulation, persons domiciled in a Member State shall, whatever their nationality, be sued in the courts of that Member State." In the instant case, in light of Article 60 of the Regulation - which defines domicile for companies and legal entities by reference to three different alternatives (statutory seat, central administration, and principal place of business) - the case should not be heard by this Court, but a court located in the United Kingdom, since the general criterion has not been met (for a similar case, see Tribunale di Rovereto, 28 August 2004, available at <http://www.unilex.info/case.cfm?pid=1&do=case&id=982&step=FullText>).

Therefore, the only way this Court could exercise jurisdiction over the matter would be if the dispute falls within one of the grounds for special jurisdiction set forth in the Regulation. Given the nature of the dispute, the ground justifying exercise of jurisdiction of this Court over a defendant not domiciled in Italy would be under the "matters relating to a contract" exception set forth in Article 5, paragraph 1, of the Regulation.

Herein the dispute certainly concerns a "matter relating to a contract" (a concept that has not been defined by the Regulation and which is "to be interpreted independently, regard being had to the objectives and general scheme of the Convention, in order to ensure that it is applied uniformly in all the Contracting States; that concept cannot therefore be taken to refer to classification under the relevant national law of the legal relationship in question before the national court." ECJ, decision of 5 February 2004, case number 265/2002, Frahuil SA, paragraph 22). Similarly, pursuant to case law developed under the Brussels Convention - which, in light of the need for "continuity in the interpretation," can be relied upon for purposes of construing those provisions of the Regulation which track those of the Brussels Convention (see, e.g., Tribunale di Rovereto, cited) - the definition of "matter relating to a contract" must include those situations where a "legal obligation freely consented to by one person towards another" is found (ECJ, 20 January 2005, case number 27/2002. Petra Engler, paragraph 51; decision of 5 February 2004, case number 265/2002, Frahuil SA, paragraph 24; decision of 17 June 1992, case number 26/1991, Handte, paragraph 15). This is the case at hand because [Defendant Buyer] freely agreed to pay for the goods delivered to it should it fail to return them within the agreed time.

The issue is, therefore, whether, this Court could exercise jurisdiction pursuant to the special jurisdiction rule set forth in Article 5, paragraph 1, of the Regulation.

Both the Regulation and the Brussels Convention allow a plaintiff to sue a defendant in the Member State where the goods were delivered or should have been delivered. The difference between the Regulation and the Brussels Convention - which required the determination of both the nature of the contractual obligation forming the basis for the action (see seminal ECJ decision of 6 October 1976, case number 14/1976, De Bloos, paragraph 9 et seq.) and the determination of the locus solutions for said obligation based on the applicable rules of private international law (see seminal ECJ decision of 6 October 1976, case number 12/1976, Tessili, paragraph 13 et seq.), when the place of performance of the contractual obligation forming the basis for the action could not be determined pursuant to uniform substantive law conventions (see ECJ, decision of 29 June 1994, Custom Made Commercial, paragraph 26 et seq.) is that the Regulation does not require the determination of the place of performance, especially in connection with those contracts that are more common, such as sale of goods and provision of services. The European legislature, solely in connection with those instances falling within the scope of Article 5, paragraph 1(b), establishes ex auctoritate the place of performance of the contractual obligation in connection with contracts for the sale of goods and provision of service and, in doing so, addresses some criticism that arising from the solution taken by the Brussels Convention.

The European legislature, although excepting those instances whereby parties agreed on the jurisdiction issue, established that in connection with contracts for the sale of goods, the place of performance of the obligation is "where, under the contract, the goods were delivered or should have been delivered." This is a fictio legis because it applies to both seller and buyer whether it concerns the duty to pay the price or the duty to deliver the goods.

In the instant case, it is of no moment that it is about the duty to pay the price. For purposes of determining whether this Court has jurisdiction, it only matters that the duty to pay the price results from a contract for the sale of goods and that the delivery of the goods is not located abroad.

Similar to other concepts mentioned above, the term of "sale of goods" is not defined by the Regulation. In this case it would also not be appropriate to resort to domestic law definitions, which would otherwise impair a uniform application of the Regulation across the Member States. An "autonomous" interpretation must be pursued. To this end, it would be useful resorting to the CISG, notwithstanding a decision holding the contrary (see Tribunale di Rovereto, cited). The CISG, ratified in Italy by Law n. 765 of 11 December 1985 and entered into force on 1 January 1988, although it is not a Convention about procedure, but "merely" a substantive convention (see, as to the CISG nature, recently, McDowell Valley Vineyards, Inc. v. Sabaté USA Inc. et al., U.S. District Court, Northern District of California, 2 November 2005, available at <http://cisgw3.law.pace.edu/cases/051102u1.html>; see also Corte di Cassazione, Sezioni unite, 20 April 2004, case number 7503, available at <http://www.unilex.info/case.cfm?pid=1&do=case&id=975&step=FullText>; Tribunale di Padova, 25 February 2004, in Giurisprudenza italiana, 2004, at 1403 et seq.; HG Zürich, 6 April 1995, available at <http://www.unilex.info/case.cfm?pid=1&do=case&id=166&step=FullText>; Tribunal commercial de Bruxelles, 5 October 1994, translation available at <http://cisgw3.law.pace.edu/cases/941005b1.html>). Resorting to the CISG is proper because the concept that needs to be determined (sale of goods) is of a substantive nature and, in consideration of the prominent role the CISG plays at the international level and in consideration of its "expansive" nature. While it is true that the CISG constitutes an autonomous set of rules, it does not mean that its concepts are not applicable outside the CISG itself. It is not a coincidence that the European legislature used the CISG as a reference for drafting Directive 1999/44/EC of the European Parliament and of the Council of 25 May 1999, relating to certain aspects of the sale of consumer goods and associated guarantees.

Under CISG Articles 30 and 53, a contract for the sale of goods might be defined as the agreement whereby "the seller must deliver the goods, hand over any documents relating to them and transfer the property in the goods" [CISG Article 30], whereas the buyer "must pay the price for the goods and take delivery of them" [CISG Article 53] (see Tribunale di Padova, 11 January 2005, in Rivista di diritto internazionale privato e processuale, 2005, at 791; Tribunale di Padova, 25 February 2004, in Giurisprudenza italiana, 2004, at 1404). The mere fact that this contract provides not only for the delivery of the goods but also for installing them (being the seller under a contractual duty to install the goods), it does not prevent classifying it as contract for sale of goods pursuant to the CISG. The CISG, in fact, "does not apply to contracts in which the preponderant part of the obligations of the party who furnishes the goods consists in the supply of labor or other services" (CISG Article 3(2)). In the instant case, there is no indication that the provision of services (installment of the goods) plays a more substantial role than manufacturing them. The value of the goods is greater than the cost for installing them. Moreover, the May 2003 contract (regulating subsequent contracts) did not provide for installation of the goods as an essential condition for the delivery of the same. It can be concluded, therefore, that installing the goods was merely an accessory duty to the typical duties arising from a contract for sale.

Article 5, paragraph 1(b), of the Regulation also requires that the contract deals with "goods." Neither the Regulation nor the CISG defines this term. Case law and secondary sources agree that the term might include only personal and tangible objects (see, e.g., Tribunale di Padova, 25 February 2004, cited; Tribunale di Rimini, 26 November 2002, in Giurisprudenza italiana, 2003, at 903). Needless to say the amusement rides [merry-go-rounds] fall within this definition, even though they must be anchored to the ground.

In light of the foregoing, therefore, the contracts concluded by [Seller] and [Buyer] are contracts for the sale of goods.

The last inquiry concerns determining the place of delivery of the goods. Notwithstanding that the European legislature intended to simplify the matter, there is not just one possible answer to the question, also because of the limited scope of application of Article 5, paragraph 1(b).

This fictio whereby the place of performance coincides with the place where the goods must be delivered holds true only when the place of delivery is located within a Member State (excluding Denmark). If it is not so, Article 5, paragraph 1(b), does not apply, as provided in 1(a) and 1(c) of the same Article. If 1(a) or 1(c) applies, the same approach set forth by the ECJ in De Bloos and Tessili under the Brussels Convention would apply (i.e., determination of the specific contractual obligation forming the basis for the action and determination of the applicable domestic law pursuant to the rules of private international law. As a result of these logical steps, the court would then arrive at a determination of the place of performance of the obligation forming the basis for the action).

The Regulation does not define the concept of "place of delivery", which makes the issue of determining a court's jurisdiction even more complex. It must determined, therefore, whether the Regulation intended to introduce an autonomous concept of "place of delivery", paralleling the literal meaning of the word, or intended, instead, to introduce a concept of place of delivery to be determined pursuant to domestic laws or the CISG (see, on this issue, Tribunale di Rovereto, cited).

This Court concludes that the solution depends on whether the delivery has actually occurred or not. If it did occur, place of delivery is the place of actual delivery (in other words, the place where buyer accepts the goods), which is a location normally set forth in the contract. This holds true also in the event the parties have agreed on one location, but the buyer later agreed to accept the goods at a different location.

Similarly, for purposes of determining the court's jurisdiction, the place of actual delivery matters in connection with shipment contracts. In such instances, it should be determined whether the place of delivery is the final place of delivery (assuming that the goods actually reach that location), as suggested by some scholars and courts (see Tribunale di Brescia, 28 December 2004, in International Lis, 2005, at 132), or the place where the goods were tendered to the first carrier, as provided by Article 1510, paragraph 2, of the Italian Civil Code. If the parties have indicated where the delivery is going to take place, obviously, that choice would be enforced. If the parties have not made such an agreement, the applicable domestic law should not guide the determination of the place of delivery. Such a determination must be made independently from the domestic law. The Regulation does not provide an answer to this question either. Thus, to this end, the CISG must be relied upon as it constitutes a set of rules which, as seen, even the European legislature has used as a model due to its acceptance at the international level and its ability to bring uniformity and autonomy of results. Under the CISG Article 31, "if the seller is not bound to deliver the goods at any other particular place" and the contract for sale involves carriage of the goods, the seller performs by "handing the goods over to the first carrier for transmission to the buyer." It should also be noted that this approach has been adopted in two other "autonomous" (but not binding, as opposed to the CISG) texts, i.e., the UNIDROIT Principles (see Article 6.1.6. paragraph 1(b)) and the Principles of European Contract Law (Article 7:101, paragraph 1(b)).

In those instances where there has not been any delivery or where the goods have been tendered at a place different from that agreed upon and the buyer refused to take delivery at such place, the place of delivery would be the place agreed upon by the parties (for example, through an Incoterm).

If there has not been actual delivery or there is no place of delivery agreed upon by the parties, in other words in those instances where Article 5, paragraph 1(b) is not applicable, pursuant to Article 5, paragraph 1(c), the approach taken under the Brussels Convention for the determination of the place where "the obligation forming the basis of the action" is or should have been performed comes into play.

Going back to the instant dispute, the "place of delivery" for purposes of Article 5, paragraph 1(b), of the Regulation is located in the United Kingdom, not in Italy. The goods were actually delivered in the United Kingdom, under the terms of the agreement between the parties. That the goods were to be delivered in the United Kingdom can also be inferred from the seller's duty to also install the amusement rides, so that delivery, under the terms of the contract, would be performed only by doing all of the above. In other words, the seller would not have performed his duties under the contract by merely handing the goods over to the carrier, but only by delivering and installing the amusement rides in the United Kingdom. Thus, the "place of delivery" is not located in Italy.

Therefore, this Court does not have jurisdiction to hear this matter, which, instead, should be heard by a United Kingdom court.

No award for legal fees given the Defendant Buyer's default.

[JUDGMENT]

For the foregoing reasons,

This Court, sitting as a sole judge, after consideration of Plaintiff Seller's Complaint, served upon the Defendant Buyer on 9 August 2004, it is hereby ordered and decreed that this Court does not have jurisdiction over the dispute and no legal fees are awarded.

Este, 10 January 2006

By the Court

Alessandro Rizzieri, J.


FOOTNOTES

* Francesco G. Mazzotta, Dottore in Giurisprudenza, Università degli Studi di Napoli, Federico II (Italy), LL.M. in International & Comparative Law and J.D. University of Pittsburgh School of Law (U.S.A.).

All translations should be verified by cross-checking against the original text.

Go to Case Table of Contents
Pace Law School Institute of International Commercial Law - Last updated May 2, 2007
Comments/Contributions
Go to Database Directory || Go to CISG Table of Contents || Go to Case Search Form || Go to Bibliography